Boris Spassky: uno stile universale che ha fatto la storia degli scacchi

Boris Spassky: un tuttofare sulla scacchiera che ha ottenuto non solo risultati importanti come il titolo mondiale, ma anche la stima del mondo degli scacchi. Tante sono le sue partite entrate nella storia, che rendono Spassky un personaggio molto particolare. Così come lo rende particolare la sua storia personale, spesso troppo relegata al match mondiale del 1972 contro Fischer. Leggi l’articolo per sapere di più su questo grande scacchista.

IN BREVE

i primissimi anni

Boris Vasilievich Spassky nasce a Leningrado (oggi San Pietroburgo) il 30 gennaio 1937, da genitori russi, padre militare e madre insegnante.

La famiglia è costretta a fuggire a Mosca a causa della seconda guerra mondiale, per poi ritornare nella città natale dopo cinque anni. La tragedia spezza la famiglia. I tre bambini, di cui Spassky è il secondo insieme ad un fratello più grande e ad una sorella più piccola, rimangono con la madre, mentre il padre si disinteressa quasi completamente di loro.

Spassky impara a giocare a scacchi all’età di 5 anni su quel treno che evacuava da Leningrado. Una famiglia distrutta, ma anche lo sboccio di una passione.

La prima delle tante volte che attira tutti gli occhi su di lui è nel 1947, quando, all’età di dieci anni, sconfigge il campione sovietico Mikhail Botvinnik in un’esibizione simultanea a Leningrado. 

Un ragazzo del genere non passa di certo inosservato.

gli esordi

Il primo allenatore di Spassky è Vladimir Zak, un rispettato maestro che ha subito notato la sua bravura. Fin da piccolo, si allena a scacchi per diverse ore al giorno con allenatori di livello master. Stabilisce il record come il più giovane giocatore sovietico a raggiungere il grado di prima categoria (10 anni), il grado di maestro candidato (11 anni) e il grado di maestro sovietico (15 anni). 

Boris, però, non ha di certo un carattere semplice. E’ un concentrato di emozione e di freddezza e dopo una sconfitta è capace di arrabbiarsi e perfino di piangere.

Il momento decisivo che da il via alla carriera di Spassky è nel 1953, all’età di 16 anni, a Bucarest, in Romania, quando finisce al quarto posto con Laszlo Szabo, evento vinto dal suo allenatore, Alexander Tolush. 

A Bucarest sconfigge Vasily Smyslov, che sfida per il Campionato del Mondo l’anno successivo. Nello stesso anno, Spassky ottiene il titolo di Maestro Internazionale dalla FIDE al suo congresso a Sciaffusa, in Svizzera.

Nel suo primo tentativo alla finale del campionato sovietico nel 1955, Spassky pareggia per il terzo posto, sufficiente per qualificarlo per l’Interzonale di Göteborg più tardi quell’anno.

Ottenendo poi il settimo posto a Göteborg, Spassky si qualifica per il Torneo dei candidati del 1956, tenutosi ad Amsterdam, ricevendo automaticamente il titolo di Gran Maestro.  Segna quindi il record del più giovane scacchista a detenere il titolo. Arriva poi in finale, tenutasi a Leningrado, dove purtroppo perde contro Mark Taimanov. Il tutto alla tenera età di diciannove anni.

Insomma, non un brutto inizio. Ma non esiste una rosa senza spine. Il periodo di crisi inizia anche per Spassky.

Vladimir Zak (Photo by Blogspot ©)

un periodo di incertezze per spassky

Spassky non riece ad avanzare ai successivi due Interzonali (1958 e 1962), un prerequisito per guadagnarsi il diritto di giocare per il campionato del mondo. 

Questa crisi coincide con i duri tre anni finali del suo primo matrimonio con Nadezda Konstantinovna Latyntceva, prima del divorzio nel 1961, lo stesso anno in cui rompe con il suo allenatore Tolush. Che siano quindi questi eventi la causa della crisi di Spassky?

Questi anni sono duri per lo scacchista, che non riesce a vincere quasi nessun evento. E’ soltanto una serie di sconfitte e di quasi vittorie mai ottenute. Una delle pochissime vittorie che porta a casa è quella in Argentina, a Mar del Plata 1960, al suo primo incontro in carriera con Bobby Fisher.

Poi l’ennesima delusione per Spassky arriva alla qualificazione per il successivo Interzonale, la finale sovietica, giocata a Mosca nel 1961. Perde di nuovo una partita cruciale dell’ultimo turno, questa contro Leonid Stein, che si qualifica così.

Spassky contro Fisher a Mar de Plata 1960 (Photo by ChessBase ©)

la rinascita

Spassky è ad un punto fermo. Deve trovare un modo, una via per riuscire a riprendersi. Deve trovare una soluzione. E scopre che è molto più semplice di quanto pensasse.

Nel 1963, Spassky decide di cambiare allenatore. Passa dall’attaccante volatile Alexander Tolush allo stratega più calmo Igor Bondarevsky. Questo si rivela la chiave della sua rinascita.

Campione URSS nello stesso anno, vittoria ex aequo con Smyslov, Tal e Larsen all’Internazionale di Amsterdam del 1964. Nel ’65 sconfigge Keres, Geller e infine Tal, giungendo a sfidare il campione del mondo in carica Petrosian nel 1966

Spassky contro Larsen

La prima sfida con Petrosian

Spassky è convinto di poter vincere anche abbastanza tranquillamente. Ma fa i conti senza l’oste. Petrosian, infatti, si è preparato molto bene. 

“La mia preparazione è cominciata molto tempo prima dell’inizio del match. Spassky non aveva ancora terminato la finale dei Candidati con Tal che io avevo già elaborato con il mio allenatore un dettagliato piano di preparazione. Dapprima ho esaminato le mie partite al microscopio, poi sono andato a Tblisi per studiare da vicino i miei potenziali avversari. Una volta chiaro che Spassky avrebbe avuto la meglio, sono ritornato a Mosca e mi sono subito messo ad analizzare le sue partite…” queste le parole di Petrosian.

 Spassky si batte bene, resiste ma perde dodici e mezzo a undici e mezzo.

i migliori anni – spassky campione del mondo

Spassky è considerato un tuttofare sulla scacchiera con il suo stile universale, flessibile e adattabile. E’ in netto vantaggio su molti grandi maestri. 

Come finalista perdente nel 1966, Spassky è automaticamente inserito nel successivo ciclo dei Candidati. Nel 1968 vince di nuovo su Geller e Larsen. La finale è contro il suo rivale di Leningrado Korchnoi a Kiev, e Spassky trionfa

Spassky quindi riesce ad arrivare ancora una volta faccia a faccia con il campione del mondo in carica nel 1969: Petrosian.

La rivincita su Petrosian

Questa volta Spassky è molto più preparato e riesce perfino a capire la psicologia dell’avversario: “Nel 1966 facevo molta fatica a capire lo stato d’animo di Petrosian, ma nel 1969 ero in grado di comprendere ogni suo gesto. Tutti sanno che tra una mossa e l’altra molti giocatori fanno qualche passo attorno al tavolo: quando Petrosian aveva paura di me, per esempio, camminava su e giù con aria fiera e altezzosa, come Napoleone, ma quando invece passeggiava tranquillamente, io sapevo che in quel momento era molto pericoloso: era come una tigre che se ne stava acquattata, pronta ad assalirmi. Per me erano informazioni importanti.”

La flessibilità di stile di Spassky è la chiave per la vittoria su Petrosian. Spassky è campione del mondo.

Anche con la corona, continua poi la sua serie di splendide vittorie. Arrivano come perle quella contro Larsen a Belgrado nel 1970 e, sempre nello stesso anno a Siegen, quella contro Fischer.

Boris Spassky contro Petrosian 1969 (Photo by Bolgspot ©)

Campionato mondiale di scacchi 1972

Il regno di Spassky come campione del mondo dura tre anni, poiché perde contro Fischer degli Stati Uniti nel 1972 nel Campionato mondiale di scacchi 1972, popolarmente noto come la partita del secolo.

Ha luogo a Reykjavík, in Islanda. La partita dura più di un mese e mezzo ed è molto combattuta da entrambe le parti.

E’ il culmine della Guerra Fredda, e questa partita è vista come un simbolo del confronto politico tra le due superpotenze.

E’ la partita di scacchi più seguita nella storia, sono presenti i media mainstream di tutto il mondo. Spassky soddisfa molte richieste di Fischer, incluso lo spostamento della terza partita in una stanza laterale. Il segretario di Stato Henry Kissinger parla addirittura con Fischer esortandolo a giocare la partita. Gli scacchi sono al loro apice, e come protagonisti ci sono Fischer e Spassky

Campionato mondiale di scacchi 1972 (Photo by Blogspost ©)

E’ una partita così memorabile che da essa nascono diverse produzioni cinematografiche dedite a incorniciare il momento.

La più celebre è sicuramente quella del film “Pawn Sacrifice”, di Edward Zwick. La trama è incentrata sul campionato del 1972.

L’episodio è ripreso molto dettagliatamente anche nel documentario “Bobby Fischer Against the World”. Guarda qui il documentario.

Questa sfida ha poi ispirato il libro “La Regina degli Scacchi”, da cui è stata tratta la famosa serie su Netflix. Inoltre,sempre nel libro, il personaggio di Borgov è ispirato a Spassky.

ex-campione

Nonostante non sia più campione, Spassky non demorde. 

Vince il 41° Campionato Sovietico del 1974 a Mosca. In seguito, nel primo match di qualificazione per la candidatura al titolo mondiale, svoltosi a San Juan, demolisce completamente l’americano Byrne e comincia assai bene anche contro il giovane Karpov. Quest’ultimo, però, in breve tempo mette in crisi il suo illustre avversario. La contesa termina velocemente con un secco +4=6-1 che non ammette replica. 

Spassky oggi ha grande stima per Karpov. Lo considera uno dei migliori scacchisti di sempre, insieme a Kasparov e Fisher.

gli ultimi anni come scacchista

Nel 1980 partecipa al Torneo dei Candidati come finalista perdente, senza ottenere però grandi risultati. L’evento dei Candidati del 1985 si tiene invece come un torneo all’italiana a Montpellier, in Francia, e Spassky è nominato a scegliere l‘organizzatore. Questa è l’ultima apparizione di Spassky a livello dei candidati.

Da questo momento la vita scacchistica di Spassky rientra nella normalità tipica di quella di tanti altri Grandi Maestri: qualche bella vittoria contornata da deludenti prestazioni.

Nel 1992, Bobby Fischer, dopo una pausa di vent’anni dagli scacchi, riemerge per organizzare un “Revenge Match del XX secolo” contro Spassky in Montenegro e Belgrado per una rivincita del Campionato del Mondo 1972. Spassky è classificato 106° nella classifica FIDE, mentre Fischer non figura affatto nella lista, a causa della sua inattività. Fischer vince la partita, ma Spassky guadagna 1,65 milioni di dollari soltanto per averla persa.

Il 27 marzo 2010, all’età di 73 anni, diventa il più vecchio ex campione del mondo di scacchi ancora in vita dopo la morte di Vasily Smyslov. Ma la sua carriera è ormai finita. 

Oggi segue ancora le partite di scacchi, gli piace anche assistervi anche in terza persona. Ha inoltre dichiarato che si diverte a giocare contro il computer, che gli propone sempre sfide stimolanti. Nonostante l’età, la sua passione per la scacchiera continua ad ardere.

LE MIGLIORI PARTITE

Una delle più belle partite di Spassky è questa vittoria brillante contro il temibile Petrosian nel match mondiale del 1969 (dove ricordiamo che vinse Spassky)in sole 24 mosse!

Questa è invece una brillante vittoria con il Gambetto di Re contro Bobby Fischer al Torneo di Mar del Plata 1960:

il suo pensiero politico

Durante il suo incontro con i fan a Kaliningrad nel 2005 Spassky fa alcune dichiarazioni riguardanti le sue credenze politiche: “Se solo avessi saputo cosa sarebbe successo al nostro paese, mi sarei unito al Partito Comunista“.

Nel 2005 Spassky firma poi la Lettera dei 5.000 indirizzata al procuratore generale della Russia, insieme a Igor Shafarevich, Vyacheslav Klykov, Vasily Belov e altri attivisti. La petizione suggeriva che tutte le organizzazioni ebraiche religiose e nazionali che operavano sul territorio della Russia secondo i codici Shulchan Aruch dovessero essere chiuse per estremismo, avvertendo su una “campagna nascosta di genocidio contro il popolo russo e la sua società e valori tradizionali”. Spassky in seguito dichiara di aver firmato per errore.

Nel 2006, Boris Spassky si descrive invece come un cristiano ortodosso, un monarchico e un nazionalista russo.

“Per quanto riguarda le mie opinioni, sono un nazionalista russo e non c’è niente di spaventoso in questo, non aver paura. Alcuni dicono che il nazionalista russo è una cosa brutta, sicuramente un antisemita, un razzista, un nazional-bolscevico. No, per un nazionalista esiste Dio e nazioni che si rispettano. Sono un monarchico convinto, sono rimasto monarchico durante gli anni sovietici e non ho mai cercato di nasconderlo. Credo che la grandezza della Russia sia collegata all’attività dei leader nazionali rappresentati dai nostri zar. Ciò che mi fa davvero sentire felice nella Russia moderna è che le chiese tornano in vita.”

curiosita’

  • Spassky è stato sposato tre volte e ha avuto un figlio da ognuna delle tre relazioni;
  • Sua sorella minore Iraida Spasskaya è quattro volte campionessa dell’Unione Sovietica nella dama russa e vicecampionessa del mondo nella dama internazionale (1974). Spassky non è il solo prodigio in famiglia.
  • Ad un giornalista che cercava di essere spiritoso chiedendogli se preferisse la Donna a letto o sulla scacchiera, Spassky ha risposto: “Dipende dalla posizione!“.

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