Scacchi alle Olimpiadi: perché dovrebbero esserci!

Niente scacchi alle Olimpiadi. Perché? E perché dovrebbero invece esserci? Le opinioni della gente sono contrastanti, così come quelle del Comitato Olimpico Internazionale, che sta considerando di far entrare gli e-sports nei Giochi olimpici, continuando però ad ignorare gli scacchi. Ma gli scacchi sono davvero uno sport? Se lo chiede anche Jonathan Rowson. E la risposta è sì. Gli scacchi sono uno sport, a differenza di quel che dicono le credenze popolari, ed in quanto tali dovrebbero essere inclusi nei Giochi Olimpici. Leggi l’articolo per sapere perché.

IN BREVE

GLI SCACCHI ALLE OLIMPIADI

Gli scacchi alle Olimpiadi di Parigi 2024 (Photo by Unoscacchista.com ©)

Negli ultimi anni le Olimpiadi stanno avendo diversi cambiamenti e novità. Sempre più sport stanno entrando a far parte dell’evento che attira migliaia di amanti dello sport. Ogni anno, quando pianificano i Giochi olimpici, gli organizzatori formulano suggerimenti per accogliere nell’evento nuovi sport. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) vuole che i giochi siano più giovani, più urbani e più equilibrati dal punto di vista del genere. Vuole qualcosa di innovativo.

La World Chess Federation (FIDE) ha lottato per molti anni per l’inclusione degli scacchi negli sport olimpici. Uno dei motivi per cui la FIDE vuole gli scacchi alle Olimpiadi è finanziario: gli sport olimpici tendono a ricevere molti più finanziamenti rispetto agli sport non olimpici. Ad esempio, in Germania sono sostenuti finanziariamente dal Ministero dell’Interno e la qualificazione olimpica è un criterio primario. Senza dubbio i politici vogliono vedere atleti dei rispettivi sport detenere medaglie in grandi eventi come i Campionati del mondo o i Giochi olimpici, preferibilmente davanti alle telecamere.

Il desiderio di partecipare agli Olimpiadi è così grande che la FIDE e i giocatori di scacchi hanno dovuto sottostare a parecchie regole insensate, come i test antidoping, che vengono effettuati in tutti i campionati ufficiali, nonostante nessuno conosca un mezzo efficace per doping negli scacchi.

Il 2024 sarebbe stato il centenario della FIDE (nata a Parigi nel 1924). Quale modo migliore di festeggiare i cento anni se non essere ammessi alle Olimpiadi di Parigi 2024?

La domanda per gli scacchi, però, non è stata presa in considerazione. Ciò potrebbe essere dovuto in parte al fatto che gli scacchi non sono universalmente riconosciuti come uno sport.

PERCHE’ GLI SCACCHI NON SONO UNO SPORT OLIMPICO?

Gli scacchi furono riconosciuti come sport negli anni ’20 dal Comitato Olimpico Internazionale, ma in molti sono ancora quelli che non li considerano un vero e proprio sport, poiché non comportano un reale sforzo fisico. Per definizione, uno sport è un’attività in cui il corpo è sottoposto a una qualche forma di attività fisica.  

Gli scacchi richiedono al giocatore di esercitare “forza mentale”, ma giocando una partita, non si impegnano in alcun intenso esercizio fisico. Altri dicono anche che, essendo gli scacchi un gioco da tavolo, non sono inclusi nei giochi olimpici, dato che i giochi da tavolo non sono ammessi alle Olimpiadi. 

Altri ancora dicono che è per il pubblico. Gli scacchi non sono un gioco che tutti capiscono, e la gente troverebbe noioso guardare un evento che non riesce a comprendere. Non è il tipo di sport che riempie le grandi tribune. Certo, ci sono molti fan online, ma sono in gran parte considerati “invisibili”, proprio perché non li si può vedere. E non è quello che vuole il CIO, che invece desidera stadi pieni e telecamere ovunque. Inoltre, le partite di scacchi possono arrivare a durare persino giorni interi, e si pensa quindi che questo stancherebbe gli spettatori.

Gli sport che probabilmente entreranno a far parte nel 2024 corrispondono più ad attività innovative e al passo con i tempi, come la breakdance competitiva. Infatti, a Tokyo 2020, si sono già viste nuove competizioni di arrampicata sportiva, skateboard, karate, baseball/softball e surf.

Gli scacchi rimangono messi da parte, almeno per ora. Ma la FIDE ancora non ha lasciato andare le speranze.

Gli scacchi vogliono le Olimpiadi (Photo by Repubblica.it ©)

SONO VERE LE CREDENZE POPOLARI?

Gli scacchi non sono uno sport perché non richiedono sforzi fisici. E’ del tutto vero? Spesso si parla senza avere prove concrete, basandosi semplicemente sulla credenza popolare.

A differenza di come molti sono convinti, gli scacchi richiedono anche degli sforzi fisici.  Certo, uno spettatore esterno vede due persone sedute uno di fronte all’altro e pensa: dov’è lo sforzo fisico? Non si vede, ma c’è.

Sono infatti stati effettuati alcuni studi per provare che anche negli scacchi bisogna sforzare il proprio corpo.  Durante uno dei match KarpovKasparov, ad esempio, furono fatte osservazioni biometriche sul sistema cardio respiratorio dei due contendenti. Vennero fuori dati interessanti. Il battito cardiaco rimaneva oltre i 100 per minuto per ore con punte a 140-150. Entrambi, poi, hanno perso peso a causa dello sforzo fisico compiuto, che c’è sempre, ma non si vede. Kasparov, infatti, si allenava almeno 2 ore tutti giorni correndo o andando in bicicletta, proprio per tenersi in forma e poter affrontare le partite con più serenità. E sicuramente non è l’unico scacchista a farlo.

Perché negli scacchi lo sforzo fisico è presente, ed è per questo che possono essere considerati uno sport.

Magnus Carlsen che gioca a calcio indossando la maglia della Roma (Photo by Twitter ©)

Vedi: Scacchi e Calcio

E’ VERO CHE GLI SCACCHI NON INTERESSANO A NESSUNO?

Che si voglia o no, gli scacchi hanno un loro pubblico. Così come la gente vede le partite di calcio da casa, vede anche le partite di scacchi. Il periodo di pandemia di COVID-19 ha dimostrato come siano diventati popolari e seguiti gli scacchi su piattaforme digitali come Youtube e Twitch.

Da quando esiste, internet è il mezzo di comunicazione più veloce ed efficace di sempre. Ed è anche grazie ad internet che gli scacchi acquisiscono il loro spessore. Molti canali Youtube, come quello di Nakamura e di Gotham Chess, sono capaci di rendere gli scacchi spettacolari nei loro video.

Quello che forse ci mostrano questi canali è che probabilmente è difficile rendere spettacolari gli scacchi classici, le quali partite a volte sembrano durare all’infinito. E’ però molto più facile attirare il pubblico, anche quello inesperto e nuovo nel mondo degli scacchi, con partite rapid o blitz.

Quindi perché non venirsi incontro? Dai non fan degli scacchi, le partite troppo lunghe sono considerate noiose ed inadatte a eventi come le Olimpiadi. Perché non giocare partite veloci in modo tale da poter rendere più attivo sia il gioco che il pubblico? Si può, anche se purtroppo soluzioni di questo tipo vengono ancora ignorate.

Gotham Chess in Live su Twitch (Photo by Youtube ©)

olimpiadi degli scacchi

Mikhail Tal alle Olimpiadi degli Scacchi (Photo by Ruarrijoseph.com ©)

Niente scacchi alle Olimpiadi? Bene, la FIDE ha trovato una soluzione, un “rimpiazzo”. Come dice il detto, chi fa da sé, fa per tre!

La FIDE ha infatti dato vita da tempo alle Olimpiadi degli scacchi. Sono come le Olimpiadi, ma riservate esclusivamente agli scacchi. E’ un torneo per squadre nazionali che si disputa ogni due anni.

La prima edizione ufficiale, cioè organizzata dalla FIDE, è stata disputata nel 1927

La primissima Olimpiade degli scacchi, invece, venne organizzata nel 1924 a Parigi durante i Giochi olimpici, ma non è considerata un’edizione ufficiale perché non fu organizzata dalla FIDE. 

Questa primissima forma dell’evento ricevette alcune restrizioni. Sebbene non fosse ufficialmente nelle Olimpiadi e non assegnasse medaglie, il CIO impose, infatti,  la partecipazione dei soli dilettanti.

In occasione del congresso della FIDE, due anni più tardi, venne organizzato a Budapest un evento a squadre che comunque coinvolgeva solo 19 paesi. Solo nel 1927 vennero organizzate a Londra le prime Olimpiadi scacchistiche ufficiali

Nel 1928 vennero organizzate a L’Aia durante i Giochi Olimpici di Amsterdam. Anche qui originariamente dovevano giocare solamente i dilettanti, ma fortunatamente il congresso FIDE eliminò questo divieto. Oltre al torneo a squadre, quindi, si svolse anche il Campionato mondiale individuale per dilettanti

Prima della seconda guerra mondiale l’evento è stato occasionalmente disputato ogni anno. Dal 1950, invece, si tiene regolarmente ogni due anni.

Nel 1957 venne organizzata la prima Olimpiade femminile, che dal 1972 è abbinata alla competizione maschile con la stessa cadenza biennale.

Il Comitato Olimpico Internazionale, comunque, non ha mai riconosciuto questo campionato come parte dei Giochi Olimpici.

Olimpiadi degli scacchi 2014 (Photo by Yalibnan.com ©)

cosa ne pensa la fide?

La polemica e il dibattito sugli scacchi alle Olimpiadi non si spegne mai. Sono da poco terminate le Olimpiadi di Tokyo 2020, e la FIDE, pochi giorni fa, ha detto la sua sui social. Ha ritwittato un tweet pubblicato da Jonhatan Rowson, noto divulgatore di scacchi. 

“Gli scacchi dovrebbero essere alle Olimpiadi? Gli scacchi sono uno sport?” chiede Rowson, per poi rispondere da solo. “Sì e sì,” dice, allegando le immagini del suo libro “La mossa giusta”, nel quale egli scrive di un dialogo immaginario con un alto funzionario del Comitato Olimpico Internazionale

Nel dialogo egli induce prima il funzionario ad ammettere che gli scacchi sono anche uno sport fisico, e poi chiede: ”Ma se gli scacchi sono una forma di competizione strutturata, con un sistema di punteggio universalmente accettato, giocati da un numero enorme di persone, e implicano uno sforzo non dissimile da quello degli sport fisici, perché non sono uno sport olimpico?” La risposta che riceve dal funzionario è sorprendente: ”Perché la gente non riesce a cogliere l’elemento drammatico del gioco, la parte emozionante, che esiste, ma non si vede.”

FIDE (Photo by fide.com© )
FIDE (Photo by Fide.com ©)

Cosa ne pensano invece i fan?

Per sapere cosa ne pensano i fan degli scacchi, sui nostri canali social abbiamo fatto un sondaggio sull’argomento. Favorevoli agli scacchi tra gli sport olimpici? C’è stato un consenso e volontà generale di avere gli scacchi alle Olimpiadi da parte degli scacchisti!

esports e scacchi

Il Comitato Olimpico Internazionale non ha ancora acconsentito a far entrare gli scacchi alle Olimpiadi, ma sta invece combattendo per un’altra questione, che risulta essere molto affine a quella degli scacchi.

Introdurre gli e-sports nei Giochi olimpici. Sì o No?

Anche per questa questione ci sono parecchie controversie, poiché gli e-sports non sono considerati uno sport da molti, come per gli scacchi, nonostante il CIO gli abbia riconosciuti come tali. “I videogiochi non sono una cosa seria,” dice la gente. Si sta però pensando di far diventare gli e-sports una disciplina olimpica.

Essi possono essere paragonati agli scacchi in quanto entrambi richiedono sforzi mentali notevoli anziché capacità fisiche particolarmente sviluppate. Per questo non sono considerati veri e propri sport, nonostante le varie competizioni e i diversi tornei mondiali che vengono organizzati. Entrambi, poi, combattono per entrare a far parte dei Giochi olimpici. 

Degli e-sports si sta parlando davvero tanto. Si sta infatti considerando la possibilità di farli diventare sport ufficiali dei giochi di Parigi 2024. Bene, se questo dovesse accadere, gli scacchi avrebbero una voce in capitolo maggiore

Perchè gli e-sports sì e gli scacchi no? Questa è la domanda che tutti si farebbero. 

Avvicinandosi per seguire le gare di e-sports sarà infatti inevitabile per il CIO conoscere anche le altre discipline e prenderne in considerazione di nuove. Quindi non si parla soltanto di scacchi, ma di tutti quegli sport che popolarmente non vengono considerati tali.

Qlash, piattaforma di e-sport che ha accolto tra le sue discipline anche gli scacchi online (Photo by Esportsmag.it ©)
(Photo by PublicDomainPictures)

Avere gli scacchi alle Olimpiadi sembra un’impresa impossibile. Succederà prima o poi? Chi lo sa. Per ora rimane un mistero. Si dovrà aspettare ancora un po’ per saperlo. Parigi 2024 ormai è andata, gli scacchi non saranno presenti. Si può soltanto sperare e continuare a provare per le prossime Olimpiadi.

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